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La Cristianità Etiopica
 
 


In primo luogo, è necessario rilevare che l'Insegnamento di Sua Maestà non si presenta come una novità storica assoluta, priva di presupposti. Piuttosto, esso si inserisce armonicamente in un tessuto teologico definito ed affermato, quello Etiopico Cristiano, proprio come l'opera di Gesù sorge con naturalezza dal Giudaismo Israelita.

Secondo l'Articolo 126 della Costituzione Etiopica Rivista del 1955: 

Sua Maestà Imperiale professerà sempre la Fede Ortodossa Etiopica.

       

Il Signore ha così dichiarato di accettare eternamente i dettami della fede cristiana ortodossa, ed ha posto tale verità a fondamento del Suo Regno. Osservando la Sua Testimonianza morale e dottrinale, comprendiamo facilmente come questa confessione non sia una lettera morta o una formalità legale, ma la lirica vivente che guida tutti i Suoi messaggi e atti. I suoi discorsi sono infatti colmi di citazioni bibliche e riferimenti alla Vita di Gesù Cristo, e il suo tempo è scandito dall'ubbidienza alla Chiesa Ortodossa e ad ogni ritualità cristiana etiopica. Egli Stesso, descrivendo il proprio cammino spirituale, affermò nel 1968, intervistato da Osvald Hoffman:

Vivere una vita sana, una vita cristiana, è ciò che mi induce a seguire Gesù Cristo.

E ancora, sottolineando con forza l'unicità salvifica di Cristo al Congresso Evangelico di Berlino, nel 1968:

Impegnamoci a condurre i nostri fratelli e le nostre sorelle verso Gesù Cristo, che Solo può dare la vita in senso pieno.

Tale atteggiamento ricorda con precisione la vita dello stesso Gesù che Sua Maestà dichiara di seguire, poiché anche Lui mostrò zelo e fedeltà perfetti nei confronti della Legge di Mosé e dei Profeti di Israele, che rappresentavano la Voce di Dio al tempo della Sua Venuta. Secondo questo spirito, Egli istruiva le folle citando l'Antico Testamento e mostrando come esso trovasse piena realizzazione nella Sua Esistenza esemplare (ad esempio, Marco 12, 10 e 12, 26). Egli ricevette la circoncisione della propria carne, nell'ottavo giorno dalla Sua nascita, ad osservanza delle prescizioni Mosaiche (Luca 21, 24), frequentò il Tempio di Gerusalemme (Luca 21, 37) e rispettò le istituzioni e festività del suo popolo (Giovanni 2, 13), mostrando così di appartenergli pienamente, nel corpo, nella mente e nello spirito. E' per questa ragione che dinanzi ad una straniera si definì Giudeo con orgoglio, rivendicando la specifica dignità della sua fede, secondo il Vangelo di Giovanni, capitolo 4:

Una Samaritana venne ad attingere l'acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». (...) Gli dice la donna samaritana: «Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. (...) Le dice Gesù: (...) Voi adorate ciò che non conoscete; noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.

Con ciò Egli dimostrava di porsi in continuità con quella cultura teologica, professata ed elaborata da coloro che, nella carne, erano i padri della Sua Nazione, ovvero i patriarchi e i profeti descritti nell'Antico Testamento, guidati al tempo dal medesimo Dio che ora parlava per mezzo Suo. Per renderci coscienti di ciò, Egli insegna nel Vangelo di Giovanni capitolo 5, versi 46-47:

Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole? 

Ed ancora, nel Vangelo di Matteo, capitolo 5 versi 17-19:

Non pensate che Io sia venuto per abolire la Legge o i Profeti; Io non sono venuto per abolire, ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice della Legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque scioglierà uno di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli; chi invece li metterà in pratica e insegnerà a fare lo stesso, questi sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Ugualmente, Haile Selassie non giunge per distruggere la Legge Evangelica ed Apostolica, ma si muove entro il suo solco e ne sviluppa le potenzialità nei tempi moderni, per condurre alla pienezza ciò che in essa era soltanto annunciato e preparato. Egli infatti affermò, descrivendo il proprio ministero:

Noi non vogliamo che le nostre eredità e tradizioni si perdano. Nostro augurio e desiderio è che l'istruzione le sviluppi, arricchisca e modifichi. (Selected Speeches pag. 65)

L'Etiopia è una terra antica, e la sua civiltà è il prodotto dell'armoniosa alchimia di passato e presente, su cui noi costruiamo con fiducia il futuro. Questa eredità è il fondamento della moderna Etiopia. In essa il popolo ha scelto di trarre dal passato ciò che è utile e duraturo e di adattarlo ai degni attributi del mondo odierno, così da modellare questo moderno Etiopianismo. (Important Utterances pag. 57-58)

Al fine di avanzare nei nostri rispettivi compiti e porci sul giusto sentiero, dobbiamo imparare e trarre abbondante ispirazione dalla grande eredità spirituale che i nostri padri ci hanno tramandato. Questo può darci forza ed un senso di continuità essenziali per il progresso e lo sviluppo. (Important Utterances pag. 271)

In virtù di queste considerazioni, Rastafari deve presentarsi secondo necessità come un'evoluzione della Cristianità, proprio come quest'ultima lo fu dell'Ebraismo. Come Sua Maestà stesso ha enfatizzato, è la fede etiopica, che ha preservato totalmente lo spirito e i caratteri della cultura israelita, a raccomandare questa continuità ed a predicare la massima coesione storica e teologica tra passato e presente.

Secondo la Dottrina Ortodossa, sono due le grandi alleanze stipulate tra Dio e l'uomo, ovvero l'insieme di prescrizioni e disposizioni che il Creatore ha lasciato i suoi Figli affinché vivessero rettamente e raggiungessero la salvezza: l'Antica e la Nuova Alleanza. L'Antica, istituita per mezzo di Mosè e piena della santità di Dio, era tuttavia incompleta, poiché per tradursi in redenzione la Legge del Signore aveva bisogno dell'esempio perfetto del Cristo, che ne è il fine e il compimento, ed in questa parzialità consisteva la sua imperfezione. Così infatti preannunciava il profeta Geremia, capitolo 31 versi 31-34:

«Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui io farò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d'Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro Signore», dice il Signore; «ma questo è il patto che farò con la casa d'Israele, dopo quei giorni», dice il Signore «io metterò la mia legge nell'intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: "Conoscete il Signore!" poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice il Signore. «Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato».

L'Insegnamento impartito da Gesù Cristo nel Suo Carattere Sacerdotale, custodito ed ordinato dal Potere Apostolico, costituisce dunque il fondamento di un'Alleanza Nuova e Definitiva, che conduce alla pienezza gli antichi precetti e stabilisce un modello morale e spirituale eterno, perfezionando tutto ciò che c'era di transitorio ed opaco nel Patto precedente. E' questo l'insegnamento dell'Apostolo Paolo nella Lettera agli Ebrei, capitoli 7 e 8:

Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli (..) Abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e del vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto. (...) Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il Patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore. Perché se quel Primo Patto fosse stato senza difetto, non vi sarebbe stato bisogno di sostituirlo con un secondo. (...) Ma venuto Cristo,sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d'uomo, cioè, non di questa creazione, è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna.

           

Sua Maestà Imperiale conferma quindi le eterne posizioni teologiche e morali introdotte dal Cristo Gesù, ed esprime la propria innovazione epocale compiendone le attese profetiche ed arricchendone la dottrina, senza revisioni. Come vedremo dettagliatamente nell'apposita sezione, coerentemente con il proprio Ministero Regale, Egli determinerà una concreta modifica della tradizione solo nel lacunoso ambito legale e politico, che non era stato affrontato dalla predicazione di Gesù e per cui dunque ci si ispirava essenzialmente alle prescrizioni dell'Antico Testamento, che tuttavia Dio aveva promesso di superare, poiché prive di efficacia senza l'opera di Cristo. Il Signore Haile Selassie I ne rivelerà il modello eterno, e portando alla perfezione del Patto in Cristo i precetti dell'Antica Alleanza Mosaica, realizzerà la pienezza della Rivelazione Storica.

Testimoniando al Mondo la santità ignorata del Cristianesimo Etiopico, Egli ha comunicato una verità fondamentale per la conoscenza umana e la salvezza spirituale delle genti. Egli ci ha insegnato la giusta ed originaria concezione della fede in Gesù, l'Ortodossia, che si è preservata in Etiopia dopo la frammentazione della Cristianità, lo scisma delle Chiese Occidentali e la parziale estinzione di quelle Orientali ad opera delle invasioni Arabe, ovvero la proliferazione della debolezza, del rinnegamento e della falsificazione, la "caduta" della Chiesa Universale profetizzata dalla Scrittura nella misteriosa figura dell'Apostasia (I Lettera a Timoteo, cap. 4). Egli ha aperto al mondo le porte della Vera Chiesa, ricchissima di letteratura, tradizioni, santità, storia, che ha meditato e custodito l'insegnamento di Cristo senza deviare nè a destra nè a sinistra, e che emana ancora oggi il profumo dell'Israele biblico e della prima comunità Apostolica di Gerusalemme. Così la descrive l'Imperatore:

La nostra Chiesa è antica quanto la nostra fede, e la sua storia è colma delle manifestazioni dell’incessante fede del nostro popolo, dell’eroismo ispiratore dei nostri martiri, della Santità dei nostri santi. (...) La Cristianità è fiorita nel nostro paese, preservando nei secoli i suoi aspetti e le sue caratteristiche originali. (...) L’Etiopia, un’isola di Cristianità, ha reso i suoi distintivi contributi alla fede cristiana; poiché sin dal sua conversione alla Cristianità essa rimase fedele, ed i suoi antichi legami con la chiesa Apostolica restarono ininterrotti. (Selected Speeches pag. 635-637)

I cardini fondamentali della dottrina ortodossa sono stati storicamente riassunti dagli Apostoli e dai loro successori in "credi", ovvero brevi formule teologiche che descrivono i misteri della fede con precisione linguistica e concettuale, così da tramandare ai posteri una visione dello Spirito corretta e libera dagli errori più gravi e pericolosi. Per questa ragione, nel Concilio delle Chiese Ortodosse che dichiarò Sua Maestà Difensore della Retta Fede, Egli affermò:

I padri della Chiesa, dal periodo apostolico sino al Terzo Concilio (4° Secolo a.C.) convocarono Concili per formulare le dottrine della Chiesa e stabilire le regole della sua amministrazione. (Selected Speeches pag. 635)

Secondo la Tradizione Etiopica, sono due le Formule di fede maggiori, che vengono recitate regolarmente all'interno del servizio liturgico e che Sua Maestà stesso pronunciava quando ad esso partecipava: il Credo degli Apostoli, elaborato dai Dodici eletti del Cristo Gesù, durante un loro Concilio a Gerusalemme, agli albori dell'era cristiana, e il Credo Niceno, elaborato nel grande concilio ecumenico di Nicea (4° Secolo), finalizzato allo sviluppo della teologia trinitaria ed al superamento dell'eresia ariana, che negava la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo, e dunque l'esistenza stessa della Santa Trinità. Di seguito ne riportiamo il testo, da noi Rasta pienamente confessato ed accettato in accordo con gli insegnamenti del Re:

Credo degli Apostoli

Crediamo in un solo Dio, Artefice dell’intera creazione, Padre di Nostro Signore e Dio e Salvatore Gesù Cristo, la cui natura è insondabile. 

Come abbiamo già dichiarato, Egli è senza inizio e senza fine, ma vive eternamente, e possiede una luce inestinguibile, e nessuno può avvicinarla. 

Egli non è due o tre, e nulla si può aggiungere a Lui, che è Uno, eternamente vivente, e non è nascosto così da non essere conosciuto, ma Lo conosciamo perfettamente attraverso la legge e i profeti, Egli è l’Onnipotente ed ha autorità su tutta la creazione. 

Un solo Dio, Padre di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, generato prima della creazione del mondo, Figlio Unigenito a Lui couguale, creatore di tutti i principati, le potenze e i domini: 

Colui a cui piacque negli ultimi giorni farsi uomo, che prese la carne da nostra Signora Maria, santa Vergine, senza seme umano, crebbe come gli altri uomini ma senza peccato o male, e non si trovò inganno sulla sua bocca. 

Quindi soffrì, morì nella carne, risorse dai morti il terzo giorno, ascese ai cieli presso il Padre che lo aveva inviato, si sedette alla destra della Potenza, ci inviò il Paracleto, lo Spirito Santo, che procede dal Padre e salvò tutto il mondo, ed è co-eterno con il Padre e il Figlio. 

Affermiamo inoltre che tutte le creature di Dio sono buone e non vi è nulla da condannare, e che lo spirito, la vita del corpo, è puro e santo in tutto. 

E diciamo che il matrimonio è puro e la generazione dei figli immacolata poiché Dio creò Adamo e Eva affinché si moltiplicassero. Comprendiamo inoltre che c’è nel nostro corpo un’anima che è immortale e che non muore con il corpo. 

Ripudiamo tutte le opere degli eretici, tutti gli scismi e tutte le trasgressioni della Legge, poiché sono per noi impuri. 

Crediamo anche nella resurrezione dei morti, peccatori e giusti, e nel giorno del giudizio, in cui ognuno sarà ricompensato in accordo con le proprie opere. 

Crediamo inoltre che Cristo non sia di alcun grado inferiore a motivo della sua Incarnazione, ma sia Dio il Verbo fattosi realmente uomo, e che abbia riconciliato l’umanità e Dio diventando Sommo Sacerdote del Padre. 

Per questo non ci circoncidiamo più come i giudei. Sappiamo infatti che è giunto chi doveva compiere la Legge e i Profeti. 

A Lui, la cui venuta tutti i popoli attendevano, che discende da Giuda, dalla radice di Iesse, il cui governo è sulle proprie spalle: a Lui sia gloria, rendimento di grazie, grandezza, benedizione, lode, canto, ora e per sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Credo di Nicea

Crediamo in un solo Dio, nel Signore Padre che regge il mondo intero, Onnipotente, Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, in cielo e in terra. 

Crediamo nel Signore Cristo, l’unico Figlio del Padre, che era con Lui prima della creazione del mondo, generato non creato come Luce da Luce, Dio Vero da Dio Vero. Egli è uguale al Padre. Per mezzo dello Spirito Santo Egli assunse la carne dalla Santa Vergine Maria e divenne uomo. Egli fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, soffrì e morì e fu sepolto, e nel terzo giorno fu separato dai morti e risorse, e con gloria ascese ai Cieli e sedette alla destra di Suo Padre, e verrà ancora nell’onore e nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine. 

E crediamo nello Spirito Santo, il Signore che salva, che procede dal Padre; noi lo adoriamo insieme al Padre e al Figlio, lo onoriamo e glorifichiamo. 

E crediamo in una sola Santa Chiesa, che è l’assemblea e la congregazione degli Apostoli.

Crediamo in un solo battesimo, dato in remissione dei peccati, e credendo nella resurrezione dei morti, speriamo nella vita eterna che verrà.

A questo possiamo aggiungere brevemente, al fine di ottenere una visione generale più completa e chiara della fede etiopica in Cristo, che:

- Vi è un solo Dio senza principio né fine di giorni, Onnipotente Onnisciente ed Onnipresente, Creatore di ogni cosa visibile ed invisibile. Egli è Unico nella propria Natura, un puro Spirito increato avvolto da infiniti misteri.

- Dio ha parlato all'uomo in molti modi e forme per mezzo di Mosè e dei profeti d'Israele, per mezzo del proprio Figlio Unigenito Gesù Cristo e degli Apostoli, secondo la guida dello Spirito Santo; che la Bibbia raccoglie la Veridica Parola di Dio, ed essa è composta dai Libri dell'Antico e del Nuovo Testamento.

- Dio è Uno nella Sostanza e Tre nelle Persone, Padre Figlio e Spirito Santo, che pur perfette ed uguali in qualità e facoltà, possiedono proprietà peculiari e si distinguono nelle funzioni e nelle operazioni; che il Figlio è generato dal Padre, come Luce da Luce, senza diminuzione di sostanza, e che lo Spirito procede dal Padre soltanto, come Luce da Luce, senza diminuzione di sostanza; che solo la Persona del Figlio si è incarnata in Cristo Gesù.

- Gesù Cristo è Dio Vero Onnipotente, si è incarnato nel ventre della Sempiterna Vergine Maria per la nostra salvezza, ha patito ed è morto in croce sotto Ponzio Pilato, è risorto dai morti nel terzo giorno, è asceso in Cielo e si è assiso nella gloria alla Destra del Padre, in accordo a quanto narrato dai 4 Vangeli, Matteo Marco Luca e Giovanni.

- Mediante l'Incarnazione, il Cristo ha unificato due nature e due persone, divina ed umana, in una Sola Natura ed una Sola Persona, in cui divinità ed umanità sussistono entrambe realmente, senza confusione né divisione, partecipando l'una dell'altra dinamicamente; Egli è perfetto Dio e perfetto Uomo, in una sola Personalità, Volontà e Essenza.

- In virtù della trasgressione di Adamo e il peccato originale, la razza umana ha attratto su di sè una maledizione, permettendo alla sofferenza, la morte ed ogni schiavitù fisica e spirituale di entrare nella sua vita; che per mezzo delle Sue Opere perfette, Cristo abbia cancellato tale maledizione e purificato la natura dell'uomo.

- L'uomo è composto di spirito e corpo, che si trasmettono dai Genitori ai figli mediante l'atto procreativo, e che lo spirito è eterno e non muore con il corpo. Che tutti gli uomini resusciteranno alla fine dei tempi, ricevendo beatitudine o castighi in spirito e corpo, così come hanno compiuto le proprie opere.

- Dopo la sua morte, l'uomo è giudicato da Dio secondo le proprie opere, ed in rapporto all'esito di tale giudizio, la sua anima sconta il proprio peccato nell'Inferno Terrestre, oppure giunge nella beatitudine del Paradiso Terrestre. Alla fine dei tempi, dopo la resurrezione dei morti ed il Giudizio Universale, i malvagi dimoreranno eternamente nei dolori dell'Inferno Celeste, mentre i giusti vivranno eternamente nella beatitudine dei Cieli spirituali.

- Vi è una sola Chiesa e Congregazione dei fedeli, Santa ed Universale, ed un Ordine Sacerdotale Apostolico che guida l'anima dei credenti ed amministra i sacramenti secondo il potere dello Spirito Santo.

- I sacramenti stabiliti da Cristo sono essenziali per la salvezza umana e la comunione con Lui: il Battesimo per la remissione dei peccati, l'Eucarestia, che è offerta del Vero Corpo e del Vero Sangue di Cristo, l'Unzione, la Confessione dei peccati, il Matrimonio, l'Ordine Apostolico, l'Unzione degli infermi.

- I santi meritano di essere venerati, ed intercedono presso il Signore per la realizzazione delle nostre preghiere. Che le Scritture, le immagini sacre, le reliquie, la croce, devono ricevere onore e rispetto.

- L'Etiopia detiene l'Arca dell'Alleanza ed è La Nuova Gerusalemme Cristiana; che, discendente di Israele e portatrice delle sue benedizioni, è la nazione eletta a custodire il Patto Cristiano in purezza, sino al Secondo Avvento del Cristo.

- Il Cristo giunge la prima volta nell'umiliazione per espiare i peccati dell'uomo in veste Sacerdotale, e viene ancora nella Maestà e nella Gloria, in veste Regale, per regnare corporalmente e materialmente sul mondo secondo giustizia e diritto, nella Nuova Gerusalemme e sul Trono di Davide, preservatosi in Etiopia mediante l'unione di Salomone e Makeda di Saba, sino al Giudizio Universale ed alla Fine del Mondo.

In sostanza, tali erano le concezioni spirituali che riempivano l'animo di quei cristiani etiopici o d'ispirazione etiopica che nel 1930 riconobbero in Sua Maestà il Cristo Tornato, determinando l'affermazione storica del Movimento Rastafari e la sua caratterizzazione teologica. 

Arricchiremo gradualmente questo spazio con articoli specifici, che spieghino e dimostrino alla luce della Bibbia e della Parola del Re il valore ogni singolo principio.