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L'Importanza della Dottrina
 
 

Molti in ambito rastafariano, influenzati dal relativismo della società odierna, tendono a tacciare di futilità, imprudenza o addirittura fanatismo il lavoro di definizione e codificazione dottrinale, inducendo a pensare che Rastafari sia un culto sincretistico, pronto a far propria qualunque opinione e vivente nella piena confusione mentale. Questa attitudine, che spesso cela la volontà di evitare la fatica dello studio o il timore di professare la verità con forza e responsabilità dinanzi agli uomini, mostra la medesima incoerenza ravvisata altrove, poiché non ha nulla a che vedere con Haile Selassie, e si sovrappone al suo Nome senza motivo. Anche nella concezione della dottrina e della sua utilità si dovrebbe utilizzare come modello il Signore, e non le convinzioni fragili e arbitrarie degli individui, qualora si volesse evitare la solita insensatezza, e così facendo saremmo condotti ben lontano da tali posizioni. Egli infatti affermò in occasione della Sua Incoronazione:

Giuro di mantenere, con l'aiuto dell'Altissimo, la religione ortodossa (...) perché essa è la religione per la quale io confermo la mia fede fino ad oggi. (Cerimoniale del Sacro)

Con Ortodossia, si indica letteralmente la "giusta opinione, interpretazione dottrinale". Quando nel 1965 il Signore ricevette dalle Chiese Apostoliche Orientali il titolo di Difensore della Fede Ortodossa, egli precisò nel suo discorso l'origine di ciò che avrebbe difeso, e che similmente anche noi siamo chiamati ad assimilare e custodire:

I padri della Chiesa, dal periodo apostolico sino al Terzo Concilio (4° Secolo a.C.) convocarono Concili per formulare le dottrine della Chiesa e stabilire le regole della sua amministrazione.

E' dunque evidente che una visione anti-dottrinale e completamente aperta della fede sia estranea alla tradizione Rastafari, e che essa stessa, dotata di una fisionomia e storia specifica, e costruitasi grazie alla ricerca della giusta interpretazione dottrinale e la definizione di concetti corretti, possa rispondere con efficacia alle critiche mosse. Riguardo alla sua utilità, l'Apostolo Paolo esortava i fedeli, nella Lettera a Tito, Capitolo 1 Verso 9:

Sii attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono. Infatti vi sono molti ribelli, ciarloni e seduttori delle menti, (...) uomini che sconvolgono intere famiglie, insegnando cose che non dovrebbero, per amore di un guadagno disonesto.

Preservare e custodire la giusta comprensione intellettuale della fede è essenziale affinché essa sia protetta dalla distruzione e dalla malizia degli uomini, giungendo ad affermare, senza limiti e direzioni,
tutto ed il contrario di tutto, anche l'immondo, l'immorale ed il blasfemo, confutando se stessa e svuotandosi del proprio valore. E ancora:

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà. (Lettera ai Romani 12, 2)

E' la pienezza dell'essere che deve partecipare alla perfezione Divina, anche la mente e i suoi concetti, affinché si abbia una giusta conoscenza della volontà di Dio, e da questa conoscenza proceda una perfetta vita morale e pratica.

Naturalmente, non siamo così ingenui da credere che la Divinità sia un oggetto logicamente afferrabile e definibile, e che le nostre limitate risorse cognitive siano in grado di contemplarlo totalmente o ingabbiarlo in formule filosofiche. La dottrina non è mai concepita come una conoscenza sufficiente dello Spirito, ma soltanto come il massimo sforzo delle nostre facoltà intellettive e linguistiche guidate dal Messaggio di Dio, e le sue regole non sono altro che ombre delle cose reali: e tuttavia, come accade nel mondo, anche le cose hanno delle ombre "corrette" e "adeguate", che è giusto considerare con attenzione affinché le nostre visioni siano coerenti con esse. Ci spiega questo mistero il Santo Apostolo Paolo, che insegnò nella Prima lettera ai Corinzi, capitolo 13, verso 12:

Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, proprio come sono stato conosciuto.

E' altrettanto falso pensare che una visione definita implichi poca tolleranza o chiusura verso l'altro. E' proprio l'identità, infatti, che permette un dialogo ricco e dinamico, ed è una sana coscienza spirituale che ci permette di comprendere pienamente l'universalità dello Spirito e nostri limiti umani, in perfetto accordo con l'esempio del Re che, come vedremo nell'apposita sezione, ci ha mostrato la linea d'equilibrio tra identità e rispetto per l'alterità. Egli ha infatti affermato storicamente e giuridicamente la propria fede distintiva, ma allo stesso tempo non ha mai smesso di vivere in comunione con gli altri culti e di lavorare attivamente per la loro unità. Anche in questo, Egli è l'esempio perfetto che dovremmo emulare, senza invenzioni o stravolgimenti.

                    
Sebbene la ricerca dell'Ortodossia e la teorizzazione dottrinale siano importanti elementi per la Cristianità e la cultura biblica, ed abbiano animato nei millenni la fede e l'opera dei nostri padri, essi sono particolarmente validi per la rivelazione odierna del Re, che ha negato ogni esitazione o spazio di confusione. Infatti, seppur sia sempre possibile e doveroso raggiungere una chiara percezione della dottrina ortodossa in seguito ad uno studio approfondito ed al sostegno della tradizione apostolica, la scrittura antica ed evangelica è dotata di una certa complessità ed opacità, dovuta all'antichità del linguaggio e del remoto tempo storico in cui esso è proferito, che impedisce una visione immediata della retta interpretazione e, in un momento di frammentazione sociale e divisione ecclesiastica come quello presente, infonde nelle persone il pensiero che sia un mistero impenetrabile, dando così adito al relativismo di cui abbiamo parlato. Haile Selassie ha invece comunicato con un linguaggio moderno, perfettamente diretto ed esplicito, giuridico e legale, la propria giusta dottrina, in accordo con quanto aveva promesso ai suoi discepoli, nel Vangelo di Giovanni cap. 16, verso 25:

Vi ho detto queste cose in similitudini, ma l'ora viene in cui non vi parlerò più in similitudini, ma vi parlerò del Padre apertamente.


Ed ancora, nel libro profetico dell'Apocalisse, capitolo 5 verso 5:

E vidi un angelo potente che gridava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?» Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo. Ma uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il Leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli».

Così, per ricavare una dottrina Rastafari sana ed ortodossa, come la Bibbia e Sua Maestà ci invitano a fare, che non sia una mera proiezione arbitraria di impulsi umani, bensì l'educazione che Dio ci ha impartito nella sua Unicità, sarà sufficiente applicare una saggia riflessione ai Significati che il Signore ha storicamente espresso nella massima chiarezza ed evidenza, a compimento delle sue promesse, aperti ad accogliere la verità senza la convinzione comune e dogmatica che tutto dipenda dall'interpretazione del soggetto, e che non sussista alcun riferimento oggettivo nell'esistenza. Questa visione è fiorita in mezzo al paganesimo, ed è completamente estranea alla nostra cultura, che dice per bocca dell'Apostolo Pietro, II Lettera 1, 20:

Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma alcuni uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.

Considerando la limpidezza del messaggio e la sua facile comprensione, valgono pienamente in Rastafari, per tutti coloro che rifiutano la retta via, le parole dell'Apostolo Paolo, I Lettera a Timoteo Capitolo 6, Verso 3:

Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è conforme alla pietà, è un orgoglioso e non sa nulla; ma si fissa su questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contese, maldicenza, cattivi sospetti, acerbe discussioni di persone corrotte di mente e prive della verità, le quali considerano la pietà come una fonte di guadagno.


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